La guerra ibrida digitale dell’AI: la grande illusione del controllo
Gennaio 2025, una startup cinese relativamente sconosciuta, DeepSeek, rilascia un modello di intelligenza artificiale che dichiara di eguagliare ChatGPT a una frazione infinitesimale del costo.
Wall Street trema, Nvidia vede vacillare le sue azioni.
Il panico non è solo economico, è esistenziale.
Se davvero si può fare AI competitiva con duemila GPU invece di centomila, l’intero castello di carte del primato tecnologico americano vacilla.
Cosa ci dice questo sulla reale distribuzione del potere digitale globale?
La narrazione mainstream ci ha abituati a una sceneggiatura da film della Disney: gli Stati Uniti innovano, la Cina sorveglia, l’Europa difende i diritti.
È una favola molto comoda, la realtà è che la “competizione tecnologica” nasconde modelli di controllo profondamente incompatibili, ciascuno con le proprie ipocrisie, e nessuno di questi ha davvero a cuore la libertà individuale.
Stati Uniti: la censura in appalto (il Panopticon Privato)
Partiamo da ovest, gli Stati Uniti dominano il mercato, guidando incontrastati la classifica degli investimenti privati in AI (decine di miliardi di dollari contro le briciole del resto del mondo) e controllano l’infrastruttura cloud globale, numeri schiaccianti.
Ma questa supremazia ha un prezzo: il controllo politico e sociale esternalizzato a entità private.
Dimenticate il mercato libero.
Quando X (ex Twitter) decideva di bannare un Presidente in carica, o quando Meta ammetteva (su pressione della Casa Bianca) di aver censurato contenuti scomodi durante la pandemia, non assistiamo a semplici scelte aziendali, ma a un’azione di governo interposta.
Lo Stato americano, vincolato dal Primo Emendamento, appalta di fatto la moderazione e la censura ai “Termini di Servizio” delle Big Tech, bypassando le rigidità costituzionali.
È un Panopticon perfetto, elegante e invisibile: la sorveglianza è volontaria e la moderazione algoritmica colpisce i dissidenti o i contenuti sgraditi con la comoda scusa della “violazione delle linee guida della community”.

Cina: la guerra ibrida e il dumping tecnologico
Spostiamoci a est, dimenticate per un attimo la favola hollywoodiana della Cina come un unico, onnisciente occhio orwelliano.
Il loro sistema di sorveglianza interna (il famoso credito sociale) è pervasivo, ma spesso più frammentato di come ce lo raccontano.
Il vero capolavoro strategico di Pechino non è spiare i propri cittadini, è distruggere il modello di business occidentale.
Rilasciando modelli open source potentissimi e a costi ridicoli, la Cina fa dumping tecnologico, commoditizza il software americano per far saltare il banco degli abbonamenti premium occidentali e spostare il vero potere sull’hardware.
L’Ai non vive sulle nuvole vive sui server e Pechino detiene un quasi-monopolio sulla raffinazione
delle terre rare e un controllo a imbuto su elementi critici per i microchip come il gallio e il germanio .
Non estraggono tutti i minerali del mondo, ma processano quasi tutto ciò che serve per far funzionare l’Occidente.
È una guerra asimmetrica da manuale: ti regalo l’algoritmo, ma ti tengo in ostaggio sulla catena di approvvigionamento fisica.

Europa: l’alibi etico e la sorveglianza di Stato
E l’Europa? La narrazione istituzionale ci dipinge come i paladini dei diritti digitali, un alibi perfetto per mascherare l’irrilevanza industriale.
L’impianto normativo europeo (AI Act in primis) viene venduto come tutela, ma serve nei fatti a trasferire il controllo dalle Big Tech direttamente alle istituzioni.
La combinazione legislativa è potenzialmente letale: il DSA (Digital Services Act) può arrivare a silenziare il dissenso mascherandolo da “lotta alla disinformazione”, mentre future normative come il famigerato Chatcontrol cercano di scardinare la crittografia end-to-end con la scusa (inattaccabile mediaticamente) della tutela dei minori.
L’Europa non produce intelligenza artificiale (la stessa Mistral, fiore all’occhiello francese, si è dovuta legare a Microsoft per sopravvivere), ma eccelle nel creare un’infrastruttura legale di sorveglianza di massa, pulita, burocratizzata e spacciata per “compliance etica”.
Il Resto del Mondo: le colonie digitali
In questo scontro tra titani, il Sud Globale e le nazioni non allineate diventano il terreno di caccia, le nuove “colonie digitali”.
Paesi che non sviluppano AI, ma forniscono i dati a basso costo per addestrarla e i minerali estratti a basso costo per alimentarla.
Subiscono passivamente le infrastrutture e le regole imposte da Washington, Pechino o Bruxelles, senza avere voce in capitolo.
Nessun salvatore, solo consapevolezza
Siamo di fronte a tre modelli di coercizione perfettamente complementari.
Gli americani hanno privatizzato la censura, i cinesi hanno armato la condivisione open source per dominare l’hardware, e gli europei hanno burocratizzato la sorveglianza di massa chiamandola “tutela dei diritti”.
La vera sovranità digitale non si ottiene tifando per uno di questi tre blocchi come allo stadio, inizia quando smettiamo di delegare i nostri diritti fondamentali a termini di servizio che non leggiamo, ad algoritmi proprietari che non comprendiamo, o a regolamenti europei che, dietro la rassicurante maschera dell’etica, ci tolgono l’ultima linea di difesa: la privacy e l’autonomia di giudizio.
Nessuno verrà a salvarci, o lo capiamo, o restiamo solo il prodotto di qualcun altro.
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Autore: Avv. Stefano Nardini
Avvocato, esperto in diritto delle nuove tecnologie, privacy e sicurezza informatica. Opera da oltre 20 anni nella consulenza per imprese, professionisti ed enti pubblici su GDPR, compliance e innovazione digitale. Data Protection Officer e Privacy Officer certificato.
Si occupa inoltre di diritto civile e penale, con esperienza in contenzioso, contrattualistica, responsabilità civile, reati connessi all’ambito digitale (cybercrime, trattamento illecito dei dati) e difesa penale tradizionale.
Lavora sul fronte della prevenzione e della gestione pratica dei rischi, unendo competenza tecnica e attenzione ai principi di giustizia ed etica.
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L’autore ha impiegato strumenti di intelligenza artificiale come supporto redazionale, curando personalmente la selezione, l’organizzazione e la verifica rigorosa dei contenuti.
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