Lo Yuan Digitale e Moneta Programmabile, il “guinzaglio digitale”: quando i tuoi soldi possono scadere come il latte
Diciamocelo: l’idea di avere denaro che “rende” mentre resta fermo nel portafoglio digitale è la versione moderna del canto delle sirene.
Sembra un vantaggio, e magari lo è, ma il mestiere dell’avvocato è guardare sotto il cofano, e sotto il cofano c’è una domanda grossa: che cosa significa “proprietà” quando la moneta è un software?
Dal 1° gennaio 2026, mentre qui si discuteva ancora di contante sì o no, la banca centrale cinese ha cambiato approccio verso lo yuan digitale.
Non è più solo “contante in forma elettronica”, sta diventando qualcosa di più simile a un conto, un deposito, con tutto quello che ne consegue.
E qui serve una premessa, altrimenti il resto non si capisce.
Contante o deposito: perché la differenza conta
Quando hai una banconota in tasca, quella banconota è tua.
Puoi spenderla dove vuoi, darla a chi vuoi, tenerla sotto il materasso, nessuno ti chiede il permesso.
Quando hai soldi su un conto corrente, invece, hai un credito verso la banca.
I soldi non sono fisicamente “tuoi” nello stesso senso, non ne sei più proprietario: sono registrati, tracciati, soggetti a regole.
Se la banca fallisce, interviene un fondo di garanzia, ma intanto c’è un intermediario, c’è un sistema.
Fin qui, insomma, niente che non sappiamo già sulla nostra pelle ogni volta che la banca ci chiede un documento in più.
La differenza, con una moneta digitale di Stato, è che quelle regole possono diventare automatiche, non più procedure, modulistica, tempi tecnici, regole che si applicano da sole, in tempo reale, scritte nel codice.
La moneta “programmabile”: non fantascienza, architettura
Qui entra in gioco la parola chiave: programmabilità.
Significa che una valuta digitale può essere progettata per applicare vincoli direttamente, senza bisogno di un impiegato che controlli o di una legge che venga applicata caso per caso.
Qualche esempio concreto, per capirci:
- Vincolo di tempo. Ricevi un bonus statale, ma devi spenderlo entro 60 giorni, altrimenti si “spegne”.
Non è teoria, è una funzione coerente con l’obiettivo di stimolare i consumi in un periodo preciso. - Vincolo di destinazione. I soldi che ricevi per l’affitto, magari come bonus statale, possono essere usati solo per pagare l’affitto, non per altro.
- Vincolo di circuito. La valuta funziona solo con certi esercenti o solo dentro certi confini geografici.
- Vincolo di identità. Ogni transazione è legata a chi sei, verificata, tracciabile, l’anonimato del contante sparisce per definizione.
Ora, la frase da tenere a mente è questa: tecnicamente possibile non significa già applicato ovunque.
Ma significa una cosa più importante: la moneta non è più neutra per default, può essere neutra o condizionata, a seconda di come viene progettata e di chi la progetta.

L’altra faccia: quando il codice vincola anche chi governa
Fin qui sembra una storia a senso unico: la programmabilità come strumento di controllo dall’alto verso il basso, ma c’è un altro lato della medaglia, e vale la pena guardarlo.
Se la moneta è codice, il codice può vincolare tutti, anche lo Stato, anche chi eroga, non solo chi riceve.
Uno smart contract non guarda in faccia a nessuno, è un contratto che si esegue da solo quando le condizioni sono soddisfatte, niente interpretazioni, niente telefonate, niente “vediamo”, e questo apre scenari interessanti, che di solito restano fuori dalla narrazione allarmista.
Appalti pubblici. Il pagamento si sblocca solo quando la milestone è certificata. Niente ritardi, niente contenziosi infiniti, niente “abbiamo perso la pratica”.
Garanzie e cauzioni. La restituzione è automatica al verificarsi della condizione. Non servono mesi di burocrazia per riavere indietro quello che ti spetta.
Debito pubblico. Emissioni vincolate a parametri verificabili: il rendimento si attiva o modifica solo se lo Stato rispetta certi impegni. Un modo per rendere la finanza pubblica più trasparente e, almeno in teoria, più responsabile.
Tracciabilità a doppio senso. Se ogni euro digitale è tracciabile, il cittadino può anche vedere dove finiscono le sue tasse. Non solo essere visto, ma vedere.
In altre parole: la programmabilità può essere uno strumento di reciprocità, la questione vera è se viene progettata così, oppure no.
I rischi esistono: una mappa, non un atto d’accusa
Sarebbe ingenuo ignorare che la stessa tecnologia può essere usata in direzione opposta.
Se il codice può vincolare lo Stato, può anche, e più facilmente, vincolare il cittadino.
Alcuni scenari che la programmabilità rende strutturalmente possibili:
Moneta a scadenza generalizzata. Non solo i bonus, ma l’intera disponibilità potrebbe avere una “data di consumo”. Un modo per forzare la spesa e scoraggiare il risparmio.
Esclusione selettiva. Certi soggetti potrebbero trovarsi impossibilitati a usare la valuta per determinate transazioni. Non per legge, ma per configurazione.
Condizionalità reputazionale. L’accesso a servizi, credito, mobilità potrebbe essere modulato in base a punteggi comportamentali. È il principio dietro i sistemi di “credito sociale” sperimentati in diverse forme — non solo in Cina, ma anche in contesti occidentali con altre etichette: scoring bancario, rating assicurativi, profilazione algoritmica.
Sia chiaro: non è già realtà, e non è inevitabile, ma l’architettura lo consente e quando un’architettura consente qualcosa, prima o poi qualcuno la usa.
In fondo non si tratta di puntare il dito contro un Paese o un sistema politico.
La sorveglianza finanziaria esiste ovunque, cambia la forma, cambia chi la gestisce, cambia il grado di trasparenza. Le questioni sono altre: quali contrappesi esistono?
Chi controlla chi scrive il codice?
Il cittadino ha voce nella progettazione delle regole che lo riguardano?
Di moneta programmabile e dei suoi rischi avevo parlato già nel 2021, quando il tema era ancora marginale nel dibattito pubblico. Quel video, con toni più netti, segnalava scenari che oggi non sono affatto svaniti, semmai si sono precisati.
Chi aggiorna il software?
Tutto si riduce a questo.
Se la moneta è software, chi può modificare il software?
Con quale processo?
Con quale controllo?
Con quale possibilità di opposizione?
In un sistema con separazione dei poteri, dove qualcuno può dire “no” e farlo valere, le regole si negoziano, si contestano, si correggono, la programmabilità deve diventare strumento, non destino.
In un sistema dove il potere è concentrato e il codice viene aggiornato senza contraddittorio, la programmabilità diventa inevitabilmente asimmetrica, chi scrive le regole vince sempre.
Questo vale per la Cina, vale per l’Europa, vale per qualunque giurisdizione, non è una questione di buoni e cattivi, è una questione di architettura istituzionale.
Oltre i confini: mBridge e la geopolitica dei pagamenti
Il discorso non riguarda solo i cittadini e i loro portafogli.
La Cina partecipa a un progetto chiamato mBridge: una piattaforma per pagamenti internazionali tra banche centrali, basata proprio sulle valute digitali di Stato.
Tradotto: un’alternativa ai circuiti tradizionali, quelli che passano, per capirci, da SWIFT e dal dollaro.
Non significa che il sistema occidentale stia per crollare, significa che, in certi scambi commerciali, sta crescendo la possibilità di usare binari diversi, meno dipendenza dagli snodi geopolitici consolidati.
È geopolitica monetaria, anche se viene presentata come questione tecnica e, come tutte le infrastrutture, non è mai neutra: chi la costruisce, decide le regole del gioco.
Il baratto che ci viene proposto
Non si tratta di essere “contro” la tecnologia, la tecnologia è un mezzo.
Si tratta di essere lucidi su quello che stiamo costruendo. Una moneta programmabile può essere più efficiente, più trasparente, più “intelligente” nel collegare diritti e doveri, ma può anche diventare uno strumento di controllo unilaterale, se non viene progettata con contrappesi reali.
La domanda non è se la moneta digitale arriverà, arriverà, in Cina come in Europa.
La domanda è: sarà uno strumento di reciprocità o di subordinazione?
Dipenderà da come verrà scritta, da chi parteciperà alla scrittura, da quanto ci interesserà partecipare.
La moneta del futuro è un software e ogni software ha termini e condizioni.
La differenza è che qui non stai accettando un’app per ordinare la pizza, stai accettando l’architettura del tuo spazio di libertà economica.
E se il tasto “Rifiuta” non c’è, forse è il momento di chiedersi perché.
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Autore: Avv. Stefano Nardini
Avvocato, esperto in diritto delle nuove tecnologie, privacy e sicurezza informatica. Opera da oltre 20 anni nella consulenza per imprese, professionisti ed enti pubblici su GDPR, compliance e innovazione digitale. Data Protection Officer e Privacy Officer certificato.
Si occupa inoltre di diritto civile e penale, con esperienza in contenzioso, contrattualistica, responsabilità civile, reati connessi all’ambito digitale (cybercrime, trattamento illecito dei dati) e difesa penale tradizionale.
Lavora sul fronte della prevenzione e della gestione pratica dei rischi, unendo competenza tecnica e attenzione ai principi di giustizia ed etica.
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L’autore ha impiegato strumenti di intelligenza artificiale come supporto redazionale, curando personalmente la selezione, l’organizzazione e la verifica rigorosa dei contenuti.
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